STORIE DI TORTELLINI E…

La pioggia è arrivata…la nebbia anche. In montagna i primi fiocchi di  neve. A me piace novembre con i suoi colori, con le foglie che si staccano dagli alberi e fanno rumore, con l’aria fredda e umida che ti costringe a stare in casa vicino al camino. Novembre è la stagione del profumo di castagne arrostite, di dolci…in ogni casa si preparano in modo diverso.

In casa mia, in questo periodo si cominciano a preparare i tortellini con il pesto. Ogni anno la realizzazione di questo dolce tipicamente reggiano, ci fa discutere, chiamare in causa le ricette delle bisnonne o delle zie defunte e ci troviamo a dover prendere una decisione vitale: cosa mettere nel pesto dei tortellini?

La bisnonna ci metteva le castagne cotte e passate al setaccio, la zia per fare prima la crema di marroni già pronta, la nonna dice che, oltre alla marmellata di prugne e di amarene, ci vogliono gli amaretti altrimenti non sa di niente, solo di brusco. La mamma mi dice di andare in cantina a tirar fuori la marmellata di prugnoli selvatici fatta in agosto. A casa mia è di sicuro l’ingrediente segreto che sistema tutte le cose…si tratta di una marmellata che richiede un sacco di tempo, dato che i prugnoli sono molto piccoli, crescono nei boschi  e la polpa intorno alla midolla è pochissima. Ogni cucchiaiata che verso nel tegame mi fa pensare a tutta la fatica per andare a cercare i prugnoli e …pazienza….(d’altronde sono io che faccio scienze forestali…chi deve andarci ?)

C’è poi mia sorella maggiore, studentessa di farmacia, che controlla la consistenza del pesto: se è troppo liquido non va bene, perché quando sarà in forno ad una temperatura di 200 gradi diventerà liquidissimo e farà spaccare l’impasto! Allora occorre trovare qualcosa per farlo rassodare…così ci si aggiungono noci, nocciole, mandorle tritate…..e anche qui ce n’è da dire. In casa mia c’è chi le vuole tritate sottili, chi invece vuole che si “ sentano sotto i denti”. Così arriviamo finalmente ad un compromesso: una parte della frutta secca verrà sminuzzata finemente, l’altra tritata grossolanamente nel vecchio mortaio.

Poi arriva il momento dell’uvetta passa: io e le mie due sorelle non ne vogliamo sentire parlare, la aboliremmo da tutte le preparazioni. Mia madre invece, docente di storia, dice che nel medioevo e anzi, fin dall’età antica, veniva utilizzata per dolcificare tutti i dolci al posto dello zucchero e che sarebbe una vera offesa alla tradizione non metterla. Mia nonna fa da pacere, dicendo che ammollata bene bene nel Sassolino ( un liquore che in casa nostra entra in tutte le ricette ), ma solo quello a 40 gradi, perché a 20 è troppo leggero…non si sentirà neppure.

Il pesto è quasi pronto, quando mia nonna ci ricorda che non ci abbiamo messo la grattugiatina di buccia di arancia, come vuole la ricetta dell’altra nonna e …se non lo facciamo sembrerebbe di mancarle di rispetto ( “ e se poi se ne accorge quando assaggia i tortellini ?)

Finalmente il pesto è sodo, o meglio è pronto…anzi no…dobbiamo accontentare i piccoli di casa ( Angelica e Matteo )…aggiungeremo cacao zuccherato in polvere al posto del caffè. Adesso il pesto deve riposare per una settimana….guai usarlo prima, perché tutti i sapori si devono amalgamare.

Dopo questa lunga attesa…arriva finalmente il giorno della preparazione. Si impasta la frolla e via…….

…..non si tratta solo di tortellini , ma di un concentrato di saperi ( e di compromessi ) della nostra famiglia……

Lo zucchero vanigliato copre eventuali imperfezioni!!!!!

….poi arriva in casa mio padre  e dice ( senza assaggiarli )….io li avrei fatti con la Nutella!

Sbam!!!!!!!

Ciao!!!

 

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